Blue Dot lancia un nuvo servizio: Buzz

23 Gennaio 2007 // Archiviato in: Novità // 0 Commenti

BluedotLogoPochi minuti fa il sito BlueDot che offre diversi interessanti servizi di social network, ha lanciato una nuova funzione per tutti i suoi utenti chiamata Buzz.

Si tratta di un prodotto alquanto unico nel suo genere, in parte simile a del.icio.us/popular ed in parte a Digg, in quanto basa il suo funzionamento sui tag. Nella pagina principale di Buzz sono presenti i siti più popolari recentemente aggiunti tra i preferiti, ma la cosa interessante è la prensenza di una sezione denominata “Buzz” per ogni tag. Provate a scrivere nel vostro browser bluedot.us/buzz/  [TAG] e troverete tutti i siti che parlano di questo tag (magari fra un pò ci sarà anche il mio chissà).

BlueDot Screenshots Ogni pagina viene segnalata e taggata dagli utenti stessi che in sostanza ne decidono anche l’importanza. Infatti tanto più saranno coloro che l’hanno inserita tra i propri preferiti tanto migliore sarà la posizione della pagina all’interno di ciascuna categoria e poi di conseguenza anche nella pagina principale dove vengono raccolti i migliori siti per ogni categoria.

Naturalmente le classifiche delle varie categorie vengono continuamente aggiornate in base ai giudizi degli utenti e nelle prime posizioni troverete sempre i siti che hanno ricevuto il più elevato numero di preferenze in modo molto simile a come avviene con Digg.

Ovviamente come ogni servizio web 2.0 che si rispetti offre la possibilità di seguire le variazioni delle varia pagine anche via RSS feed.

BlueDot ha una grafica molto accattivante e ha dalla sua una velocità che è sicuramente molto apprezzata al giorno d’oggi, soprattutto quando si vuole dare una sbirciatina veloce e poi scappare di corsa a fare altro. Al”estero è già molto apprezzata da dei guru del mondo dell’informazione e dei new media e gente come Micheal Arrington di TechCrunch confessa addirittura di averla messa tra i suoi preferiti al posto di del.icio.us e la annovera tra “le compagnie senza le quali non potrebbe vivere“.

[via TechCrunch]

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