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><channel><title>Davide Salerno&#187; Guide</title> <atom:link href="http://www.davidesalerno.net/category/guide/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.davidesalerno.net</link> <description>Se l&#039;Informatica è una fede, Internet è la sua chiesa</description> <lastBuildDate>Sat, 28 Jan 2012 16:37:33 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <item><title>Installare JFlex e Cup su Mac OS X</title><link>http://www.davidesalerno.net/2011/01/installare-jflex-e-cup-su-mac-os-x/</link> <comments>http://www.davidesalerno.net/2011/01/installare-jflex-e-cup-su-mac-os-x/#comments</comments> <pubDate>Sun, 16 Jan 2011 15:08:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Davide Salerno</dc:creator> <category><![CDATA[Guide]]></category> <category><![CDATA[MondoMac]]></category> <category><![CDATA[compilatori]]></category> <category><![CDATA[cup]]></category> <category><![CDATA[jflex]]></category> <category><![CDATA[linguaggi]]></category> <category><![CDATA[parser]]></category> <category><![CDATA[Scanner]]></category> <category><![CDATA[traduttori]]></category><guid
isPermaLink="false">http://www.davidesalerno.net/?p=1844</guid> <description><![CDATA[ [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Se anche voi siete degli sviluppatori/programmatori/smanettoni/altro che per ragioni che possono andare dal lavoro allo studio passando per il cazzeggio, avete bisogno di una buona coppia di programmi per generare scanner (o analizzatore lessicale) e parser (o analizzatore sintattico), <a
title="JFlex" href="http://jflex.de/" target="_blank">JFlex</a> e <a
title="Cup" href="http://www2.cs.tum.edu/projects/cup/" target="_blank">Cup</a> sono due programmi open source in Java che possono fare al caso vostro.</p><p
style="text-align: center;"><img
class="wp-image-1845" style="vertical-align: top;" title="logo" src="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2011/01/logo.jpg" alt="" width="173" height="58" /><img
class="wp-image-1846" title="cup_logo" src="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2011/01/cup_logo.gif" alt="" width="177" height="59" /></p><p>Tralasciando l&#8217;installazione su Linux e Windows che è già ben documentata <a
title="http://www.skenz.it/traduttori/#start" href="http://www.skenz.it/traduttori/#start" target="_self">altrove</a> in rete e fatto salvo che Mac OS X è un sistema *NIX-like quindi si può tranquillamente seguire la procedura di installazione per Linux, ecco i pochi passi necessari per installare in maniera alternativa i suddetti programmi su Mac OS X in maniera da poterli utilizzare direttamente da terminale richiamandone il nome da riga di comando senza dover settare variabili d&#8217;ambiente, cambiare tipologia di shell annessi e connessi.</p><p>Per prima cosa procuriamoci l&#8217;occorrente: i pacchetti di JFlex e Cup dai repository di Ubuntu.</p><ul><li><a
title="JFlex Ubuntu Package" href="http://packages.ubuntu.com/maverick/jflex" target="_blank">JFlex</a></li><li><a
title="Cup Ubuntu Package" href="http://packages.ubuntu.com/maverick/cup" target="_blank">Cup</a></li></ul><p>A questo punto aprite il terminale di Mac OS X (<em>Applicazioni-&gt;Utility-&gt;Terminale</em>) e posizionatevi con il comando <em>cd</em> nella cartella dove avete appena scaricato i due pacchetti . deb (es.<em> ~$cd Downloads</em>).</p><p>Digitate sempre da terminale il comando <em>ar vx</em> seguito dal nome del pacchetto .deb che volete decomprimere.</p><p><code>~$ar vx nome_pacchetto.deb</code></p><p>A questo punto nella cartella in cui vi trovate dovreste avere 3 documenti che contengono le informazioni del pacchetto .deb appena decompresso e precisamente:</p><ul><li>debian-binary</li><li>control.tar.gz</li><li>data.tar.gz</li></ul><p>I primi due documenti (debian-binary e control.tar.gz ) non ci serviranno nel prosegui quindi possono essere tranquillamente eliminati. Decomprimiamo il terzo (data.tar.gz) o facendoci doppio click con il mouse oppure digitando da terminale:</p><p><code>~$tar -xvzf data.tar.gz</code></p><p>Doveste ora avere una cartella <em>usr</em>con questa struttura:</p><pre>usr
-bin/
-share/
--doc/
--doc-base/
--java/
--man/</pre><p>A questo punto non ci rimane che spostare tutto il contenuto della suddetta cartella <strong>usr</strong> nell&#8217;omonima cartella <em>usr</em> presente nella nostra installazione di Mac OS X con il comando (vi verrà chiesta la password dell&#8217;utente root):</p><p><code>~$sudo mv usr/* /usr</code></p><p>A questo punto dovete solo ripetete le operazioni appena descritte per l&#8217;altro applicativo che vi resta da installare.</p><p>Dovreste avere ora a disposizione JFlex e Cup installati sul vostro Mac ed avviabili da linea comando semplicemente digitando il loro nome (<em>~$jflex</em> o <strong>~$cup</strong>) ed in più avrete a disposizione le pagine del manuale accessibili con il comando <strong>man</strong> (quindi <em>~$man jflex</em> o <strong>~$man cup</strong> ).</p><p>Se riscontrate dei problemi nell&#8217;avviare Cup è altamente probabile che è dovete andare a mettere a posto i symlink del programma che puntano all&#8217;eseguibile sbagliato. Nello specifico dovrete eseguire da linea di comando i seguenti comandi:</p><p><code><br
/> ~$sudo rm /usr/share/java/cup<br
/> ~$sudo ln -sf /usr/share/java/cup-versione_programma.jar /usr/share/java/cup<br
/> </code></p><p>JFlex non dovrebbe soffrire di questo genere di problemi.</p><p>Essendo JFlex e Cup due programmi scritti in Java, se avete intuito il <em>modus operandi</em> del sottoscritto, potete utilizzare la procedura descritta nello specifico per questi due applicativi a tutti i programmi scritti in linguaggi di programmazione e che fanno riferimento a librerie presenti sia su Linux che su Mac OS X, che non sono assolutamente pochi.<p><strong>Forse Collegati:</strong><ul
class="similar-posts"><li><a
href="http://www.davidesalerno.net/2009/01/windows-vista-e-hp-scanjet-2200c-installare-i-driver/" rel="bookmark" title="28 gennaio 2009">Windows Vista e HP Scanjet 2200c: installare i driver</a></li></ul><p></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.davidesalerno.net/2011/01/installare-jflex-e-cup-su-mac-os-x/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Cambiare la password di Windows senza conoscerla</title><link>http://www.davidesalerno.net/2010/11/cambiare-la-password-di-windows-senza-conoscerla/</link> <comments>http://www.davidesalerno.net/2010/11/cambiare-la-password-di-windows-senza-conoscerla/#comments</comments> <pubDate>Mon, 29 Nov 2010 03:30:21 +0000</pubDate> <dc:creator>Davide Salerno</dc:creator> <category><![CDATA[Guide]]></category> <category><![CDATA[MondoWin]]></category> <category><![CDATA[Tecnologia]]></category> <category><![CDATA[cambio]]></category> <category><![CDATA[dimenticata]]></category> <category><![CDATA[password]]></category> <category><![CDATA[reset]]></category> <category><![CDATA[windows]]></category><guid
isPermaLink="false">http://www.davidesalerno.net/?p=1829</guid> <description><![CDATA[ [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Se siete soliti usare delle password non banali e di una certa lunghezza per dormire sogni tranquilli, può capitare, specialmente se avete qualche computer che usate molto di rado, di <strong>dimenticare la password</strong> per accedervi. Voglio sperare che se un giorno vi dovesse mai servire questo articolo, sia per un motivo simile a quello appena descritto e non per ragioni più oscure e malevole.</p><p><a
href="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2010/11/image67.png"><img
style=' display: block; margin-right: auto; margin-left: auto;'  class="aligncenter size-full wp-image-1830" title="image67" src="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2010/11/image67.png" alt="" width="408" height="204" /></a></p><p>Se il computer in questione usa <strong>Windows</strong> e <strong>non avete crittografato</strong> i dati sul vostro disco rigido tramite l&#8217;apposita funzionalità del sistema operativo, allora c&#8217;è un&#8217;alternativa abbastanza semplice alla soluzione più ovvia che è la formattazione che oltre a farvi perdere i dati sul disco vi porterebbe non poco tempo.</p><p>Per <strong>cambiare la password di Windows </strong>che vi siete dimenticati sarà necessario un banalissimo CD vuoto (scrivibile o riscrivibile, è indifferente) per creare una sorta di CD di ripristino. Per farlo dovrete scaricare l&#8217;immagine di <a
href="http://www.sysresccd.org/">System Rescue CD</a> (una distribuzione Linux su live cd) e masterizzarla sul CD vuoto (se è riscrivibile ricordatevi di cancellarlo).</p><p>A questo punto inserite il CD nell&#8217;unità ottica del computer incriminato e riavviatelo avendo l&#8217;accortezza di impostare nel BIOS l&#8217;unità ottica come primo dispositivo per quanto concerne i dispositivi di avvio di modo che la macchina utilizzi il CD appena masterizzato per avviarsi e non il disco rigido sul quale è presente <strong>Windows</strong>.</p><p>Aspettare che l&#8217;avvio del computer termini, ovvero vi si presenti una schermata come questa sotto:<a
href="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2010/11/image68.png"><img
style=' display: block; margin-right: auto; margin-left: auto;'  class="aligncenter size-full wp-image-1831" title="image68" src="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2010/11/image68.png" alt="" width="640" height="368" /></a>Chi ha utilizzato DOS o utilizza Linux si troverà sicuramente più a suo agio di chi è abituato ad usare il proprio computer tramite una graziosa interfaccia grafica a finestre: qualora ricadiate i questa seconda tipologia di utenti non fatevi prendere dal panico perchè basterà digitare i pochi comandi qui sotto e potrete tornare a lavorare con il mouse e le vostre care finestre.</p><p>Supponendo che il disco sul quale si trova Windows sia il<em> /dev/sda1</em>, digitiamo questo comando e premiamo invio per poterlo leggere/scrivere (l&#8217;opzione <em>-o force</em> non è indispensabile):</p><p><code>ntfs-3g /dev/sda1 /mnt/windows –o force</code></p><p>Con <em>df -m</em> potete verificare che tutto sia andato a buon fine.</p><p><a
href="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2010/11/image69.png"><img
style=' display: block; margin-right: auto; margin-left: auto;'  class="aligncenter size-full wp-image-1832" title="image69" src="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2010/11/image69.png" alt="" width="640" height="195" /></a>Posizioniamoci adesso nella cartella <em>Windows/System32/config</em>, operazione che generalmente si effettua con il seguente comando:</p><p><code>cd /mnt/windows/Windows/System32/config</code></p><p>Una volta che siete in questa cartella dovreste poter verificare tramite il comando <em>ls</em> che è presente un documento con il nome SAM che è quello con le password che andremo a modificare.</p><p><a
href="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2010/11/image70.png"><img
style=' display: block; margin-right: auto; margin-left: auto;'  class="aligncenter size-full wp-image-1833" title="image70" src="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2010/11/image70.png" alt="" width="500" height="184" /></a>Per cambiare la password useremo il comando chntpw ma prima di farlo andiamo a controllare bene il nome del nostro utente digitando:</p><p><code>chntpw –l SAM</code></p><p>che vi mostrerà un risultato simile a questo:</p><p><a
href="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2010/11/image71.png"><img
style=' display: block; margin-right: auto; margin-left: auto;'  class="aligncenter size-full wp-image-1834" title="image71" src="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2010/11/image71.png" alt="" width="600" height="310" /></a>Adesso aggiungiamo l&#8217;opzione -u ed il nome dell&#8217;utente di cui vogliamo resettare la password, ovvero:</p><p><code>chntpw –u geek SAM</code></p><p>che produrrà il seguente risultato</p><p><a
href="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2010/11/image72.png"><img
style=' display: block; margin-right: auto; margin-left: auto;'  class="aligncenter size-full wp-image-1835" title="image72" src="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2010/11/image72.png" alt="" width="600" height="399" /></a></p><p>Dato per scontato che l&#8217;operazione che volete effettuare è il cambio password, digitiamo &#8220;<strong>2</strong>&#8221; e poi dopo aver inserito la nuova password ricordatevi di digitare &#8220;<strong>y</strong>&#8220;.</p><p><a
href="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2010/11/image73.png"><img
style=' display: block; margin-right: auto; margin-left: auto;'  class="aligncenter size-full wp-image-1836" title="image73" src="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2010/11/image73.png" alt="" width="600" height="273" /></a></p><p>A questo punto <strong>la password è stata cambiata</strong> quindi potete riavviare digitando il comando <em>reboot</em>. Ricordatevi ovviamente di togliere il CD dall&#8217;unità ottica ed eventualmente di ripristinare nel BIOS l&#8217;ordine dei dispositivi di avvio originario (inserendo il disco rigido in prima posizione).</p><p><a
href="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2010/11/image74.png"><img
style=' display: block; margin-right: auto; margin-left: auto;'  class="aligncenter size-full wp-image-1837" title="image74" src="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2010/11/image74.png" alt="" width="595" height="121" /></a></p><p
style="text-align: right;">Via <a
href="http://www.howtogeek.com/howto/windows-vista/change-your-forgotten-windows-password-with-the-linux-system-rescue-cd/">HowToGeek</a></p><p>Spero di non essere stato troppo pedante con i più esperti nè troppo generico per coloro che lo sono di meno: le operazioni che non sono descritte nel dettaglio spesso variano da computer a computer e da configurazione a configurazione ed una veloce ricerca su Google spesso vi garantirà spiegazioni sufficientemente chiare ed approfondite.</p><p>La domanda che sorge spontanea a questo punto è se siete riusciti a cambiare la password e quindi riuscite ad identificarvi con quella nuova nel sistema o c&#8217;è qualcosa che è andato storto e non ce l&#8217;avete fatta.<p><strong>Forse Collegati:</strong><ul
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isPermaLink="false">http://www.davidesalerno.net/?p=1794</guid> <description><![CDATA[ [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Chi scrive abitualmente testi scientifici con formule, indici, bibliografia, note, elenchi delle figure, delle tabelle e chi più ne ha più ne metta, non può non conoscere <a
title="LaTeX" href="http://it.wikipedia.org/wiki/LaTeX">LaTeX</a> (che si pronuncia latec, ndr). Se per lavoro o per piacere vi occupate della stesura di testi che vanno poi impaginati secondo dettami ben precisi per la pubblicazione su carta o elettronica e non conoscete questo potentissimo linguaggio di formattazione, il mio consiglio è di abbandonare al più presto il vostro editor di testo di turno (che sia Word o OpenOffice.org Writer o qualsiasi altro) e imparare a usare <strong>LaTeX</strong>: vedrete che appena ne avrete compreso le enormi potenzialità lo incomincerete ad amare come tutti i suoi utilizzatori.</p><p><a
href="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2010/07/latex.gif"><img
style=' display: block; margin-right: auto; margin-left: auto;'  class="aligncenter size-full wp-image-1795" title="latex" src="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2010/07/latex.gif" alt="" width="607" height="261" /></a></p><p>Veniamo al dunque. Se siete degli utilizzatori di <strong>LaTeX</strong> e nel contempo usate<strong> Fedora</strong> come distribuzione Linux  (anche se credo che il discorso sia fattibile con qualsiasi distribuzione RedHat based, quindi anche Centos o RedHat pura), per installare LaTeX tramite yum, basta dare il comando da super user:</p><p><code>yum install texlive</code></p><p>Il problema è che attualmente, gli sviluppatori di <strong>Fedora</strong> hanno deciso di congelare la versione di Texlive (la distribuzione <strong>LaTeX </strong>più in voga attualmente su Linux) al 2007 e come potrete anche solo immaginare installando questa versione avrete non pochi problemi ad usare alcune funzionalità molto interessanti come per esempio creare dei documenti in PDF che rispettino lo standard <a
title="PDF/a" href="http://it.wikipedia.org/wiki/PDF/A">PDF/a</a>, che spesso può essere richiesta obbligatoriamente dalla persona o dall&#8217;ente al quale dovrete consegnare i vostri scritti.</p><p>Dopo varie peripezie sono giunto alla conclusione che la soluzione migliore sia installare<strong> Texlive 2009</strong> manualmente. Come al solito è più facile a farsi che a dirsi.</p><p>Procuratevi quindi l&#8217;ISO di Texlive 2009 dal <a
title="Texlive" href="http://www.tug.org/texlive/">sito ufficiale</a>. Il mio consiglio è di farlo via torrent visto che stiamo parlando di un file di dimensione pari a 1.4 GB. E&#8217; compresso nel formato XZ quindi se digraziatamente non avete questo programma di compressione/decompressione installato basterà un:</p><p><code>yum install xz</code></p><p>da super user, per avere il tutto il necessario installato e funzionante. Per scompattarlo o vi affidate all&#8217;interfaccia grafica o da terminale:</p><p><code>unxz nome_texlive_2009.iso.xz</code></p><p>Adesso montiamo il file ISO ed installiamo Texlive con i seguenti comandi:<br
/> <code><br
/> su -<br
/> mkdir /media/texlive/<br
/> mount -r -t iso9660 -o loop /percoso/nome_texlive_2009.iso /media/texlive/<br
/> cd /media/texlive<br
/> ./install-tl -gui wizard</code></p><p>Seguendo a questo punto il comodissimo wizard grafico avrete nel giro di qualche minuto Texlive installato. Ci resta solo da modificare il file <em>~/.bashrc</em> come aggiungendo al termine del file la seguente riga:</p><p><code> PATH=/usr/local/texlive/2009/bin/i386-linux:$PATH</code></p><p>oppure se siete su un&#8217;architettura a 64 bit:</p><p><code> PATH=/usr/local/texlive/2009/bin/x86_64-linux:$PATH</code></p><p>quindi ricordatevi di dare il comando:</p><p><code>source ~/.bashrc</code></p><p>A questo punto è tutto installato e funzionante.</p><p>Se cercando di esportare un file in PDF con pdflatex, il modulo di PDFa di Texlive vi segnala la mancanza del file sRGBIEC1966-2.1 non preoccupatevi è normale: vi manca solo il profilo ICC e potete ovviare al problema nel seguente modo.</p><p>Scaricate dal sito dell&#8217;<a
title="ECI" href="http://www.eci.org">ECI</a> il file ecirgbv10.zip, scompattatelo ed all&#8217;interno dovrebbe esserci un file ECI-RGB.V1.0.icc. Spostatelo nella cartella /usr/local/texlive/2009/tex/latex/pdfx ed andate a modificare con il vostro editor di testo preferito il file  /usr/local/texlive/2009/tex/latex/pdfx/pdfx.sty sostituendo tutte le occorrenze di sRGBIEC1966-2.1 con ECI-RGB.V1.0. Salvate e chiudete e per sicurezza date da terminale il comando texhash.</p><p>Ora dovrebbe essere proprio tutto funzionante.</p><p>Per chi usa una distribuzione Linux RedHat-based è in lavorazione la pacchettizzazione di Texlive 2010 che dovrebbe essere disponibile seguendo le istruzioni presenti nell&#8217;<a
title="Texlive 2010 Fedora" href="http://fedoraproject.org/wiki/Features/TeXLive">apposita pagina</a>. Il problema è che molti (tra i quali anche il sottoscritto) lamentano un problema con una dipendenza con la libreria libpoppler che ne impedisce l&#8217;installazione.</p><p>Quindi per adesso, siccome voglio evitare di perdere tempo nel cercare di risolvere misteriose dipendenze mancanti, preferisco di gran lunga perdere 5 minuti nell&#8217;installazione manuale che dà un risultato garantito.</p><p>Voi conoscete ed utilizzate LaTeX? Su che sistema operativo lavorate solitamente? Usate quanche programma di supporto? Io tra i tanti editor grafici trovo molto comodo<a
title="Texmacker" href="http://www.xm1math.net/texmaker/" target="_blank"> Texmaker</a> su Linux mentre su Mac uso<a
title="TeXShop" href="http://www.uoregon.edu/~koch/texshop/" target="_blank"> TeXShop</a> giusto per avere un appoggio per non dover imparare a memoria tutti il tag.<p><strong>Forse Collegati:</strong><ul
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isPermaLink="false">http://www.davidesalerno.net/?p=1792</guid> <description><![CDATA[ [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a
href="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2010/05/rhythmbox-300x300.png"><img
style=' float: left; padding: 4px; margin: 0 7px 2px 0;'  class="size-full wp-image-1793 alignleft" title="rhythmbox-300x300" src="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2010/05/rhythmbox-300x300.png" alt="" width="207" height="207" /></a>Dopo quasi due settimane di quotidiano utilizzo della versione <strong>10.04</strong> di <strong>Ubuntu</strong> (a.k.a. <strong>Lucid Lynx</strong>), una delle distribuzioni Linux più amate dalle masse specialemente per un utilizzo lato consumer, la novità più comoda introdotta è senza ombra di dubbio il riconoscimento automatico da parte <strong>Rhythmbox</strong> (il <em>riproduttore musicale</em> di default) dei lettori mp3 <strong>iPod</strong> e degli <strong>iPhone</strong> con la conseguente possibilità di riprodurre tutti i contenuti multimediali presenti sui dispositivi della Apple senza bisogno di dover importare nulla e senza bisogno di dover installare nessun componente aggiuntivo.</p><p>Qualche probblema potrebbe sorgere se avete la necessità di mettere qualche contenuto multimediale dal vostro PC all&#8217;<strong>iPod</strong>/<strong>iPhone</strong> di turno. Non ho ben capito se si tratti di un problema a livello di sistema operativo o di Rhythmbox, fatto sta che se il vostro iPod/iPhone utilizza come <strong>file system HFS+</strong> potreste ricevere come errore un messaggio che vi dice in poche parole che avete solo i <strong>permessi di lettura ma non di scrittura sul dispositivo</strong>.</p><p>Fortunatamente c&#8217;è una soluzione praticamente indolore che consiste nel disattivare il journaling del file system del vostro iPod/iPhone in modo da poterlo utilizzare comodamente e senza restrizioni anche sotto Linux. Per farlo avete bisogno di un Mac e se il dispositivo è formattato in HFS+ credo proprio ne abbiate uno a disposizione e qualche secondo per eseguire da <strong>Terminale</strong> (Applicazioni-&gt;Utility-&gt;Terminale) quanto segue con una dovuta precisazione:</p><blockquote><p>il fatto che vi stia consigliando una procedura che sui dispositivi del sottoscritto non ha generato effetti collaterali o indesiderati,  non vuol dire che questi non si presenteranno mai. Quindi per evitare di perdere tutto il contenuto del vostro iPod/iPhone nel caso remoto che la legge di Murphy si accanisca contro di voi, vi consiglio di effettuare un backup di video, musica, foto, dati ecc ecc in modo da procedere con la massima tranquillità di avere il fondoschiena al riparo nel caso qualcosa vada storto.</p></blockquote><p>Torniamo a noi e alla disattivazione del journaling del file system HFS+ da Terninale.</p><p>Perprima cosa vi consiglio, una volta collegato al Mac il dispositivo di dare un&#8217;occhiata alla tabella delle vostre partizioni: basta lanciare il comando <code>diskutil list</code> che vi restituirà un output così formattato:</p><pre>yourcomputer:~ youruser$ diskutil list

diskutil list
/dev/disk0
   #:                       TYPE NAME                    SIZE       IDENTIFIER
   0:     Apple_partition_scheme                        *74.6 Gi    disk0
   1:        Apple_partition_map                         31.5 Ki    disk0s1
   2:            Apple_Bootstrap                         40.0 Mi    disk0s2
   3:            Apple_UNIX_SVR2                         2.0 Gi     disk0s3
   4:            Apple_UNIX_SVR2                         33.0 Gi    disk0s4
   5:                  Apple_HFS MacHD                   39.4 Gi    disk0s6
/dev/disk1
   #:                       TYPE NAME                    SIZE       IDENTIFIER
   0:     Apple_partition_scheme                        *279.5 Gi   disk1
   1:        Apple_partition_map                         31.5 Ki    disk1s1
   2:             Apple_Driver43                         28.0 Ki    disk1s2
   3:             Apple_Driver43                         28.0 Ki    disk1s3
   4:           Apple_Driver_ATA                         28.0 Ki    disk1s4
   5:           Apple_Driver_ATA                         28.0 Ki    disk1s5
   6:             Apple_FWDriver                         256.0 Ki   disk1s6
   7:         Apple_Driver_IOKit                         256.0 Ki   disk1s7
   8:              Apple_Patches                         256.0 Ki   disk1s8
   9:                  Apple_HFS iPod di Davide          279.4 Gi   disk1s10
</pre><p>Da cui potrete facilmente ottenere l&#8217;identificativo della partizione del vostro iPod/iPhone che potete leggere nell&#8217;ultima colonna a destra nella riga corrispondente alla partizione principale in HFS+ del vostro dispositivo caratterizzata dal suo nome. Nle mio caso la partizione in questione ha come identificativo disk1s10 ed è quella mostrata nell&#8217;ultima riga.</p><p>Fatto questo andiamo a smontare la partizione in questione (in quanto l&#8217;operazione che vogliamo effettuare non è fattibile se la partizione del dispositivo è montata)  con i comando <code>sudo umount /dev/disk1s10</code> sostituendo ovviamente a disk1s10 l&#8217;identificativo della vostra partizione ed inserendo subito dopo la password dell&#8217;utente amministratore (<code>root</code>).</p><p>Fatto questo potremo finalmente andare a disattivare il journaling dal file system del nostro dispositivo con il comando <code>sudo diskutil disableJournal /dev/disk1s10</code>, oppure, qualora il vostro Mac non abbia ben digerito la cosa con <code>sudo diskutil disableJournal force /dev/disk1s10</code> (c&#8217;è semplicemente un <code>force</code> in più).</p><p>Fatto questo potrete espellere l&#8217;iPod/iPhone dal Mac e collegarlo al PC con Ubuntu 10.04 e dovrebbe essere possibile importare ed esportare contenuti multimediali direttamente da Rhythmbox senza i problemi inizialmente riscontrati.</p><p>Ovviamente sono curioso di sapere se anche voi avete riscontrato l&#8217;anomalia (che non sembra essere presente con tutti i dispositivi) e come l&#8217;avete risolta.<p><strong>Forse Collegati:</strong><ul
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isPermaLink="false">http://www.davidesalerno.net/?p=1787</guid> <description><![CDATA[ [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;ultimo weekend mi sono deciso ad installare <strong>Windows 7</strong> a 64bit sull&#8217;<a
title="Acer Aspire 6930G" href="http://www.acer.it/acer/service.do?LanguageISOCtxParam=it&amp;miu10einu24.current.attN2B2F2EEF=400&amp;sp=page15e&amp;ctx2.c2att1=11&amp;miu10ekcond13.attN2B2F2EEF=400&amp;CountryISOCtxParam=IT&amp;ctx1g.c2att92=27&amp;ctx1.att21k=1&amp;CRC=2360020043" target="_blank">Acer Aspire 6930g</a> sul quale era presente <strong>Windows Vista</strong> a 32bit dal momento dell&#8217;acquisto circa un anno fa e che, in seguito alle infinite installazioni di programmi e programmini, era diventato lento ed inusabile. La parte più noiosa è stata ovviamente effettuare un backup completo di tutti i dati importanti, l&#8217;installazione di Windows 7 è stata semplice e (quasi) indolore.</p><p>Come per ogni installazione di Windows che si rispetti al termine della stessa ci si ritroverà con il bootloader di Windows che la Microsoft molto democraticamente va ad installare sull&#8217;MBR nel tentativo di monopolizzare la macchina. Per chi sulla suddetta macchina aveva anche Linux installato, questa scelta un pò dittatoriale impedirà di avviare gli altri sistemi operativi installati sulla macchina e costringerà al ripristino della vecchia configurazione del bootloader.</p><p>Mi appunto qui la <a
title="Ripristinare GRUB da LiveCD" href="http://forums.fedoraforum.org/showthread.php?t=214137" target="_blank">procedura di ripristino</a> in modo da averla a portata di mano per le prossime volte e sperando che possa servire anche a qualcun altro.</p><p>Premesso che ci sono 2 scelte fattibili, ovvero modificare il bootloader di Windows (con programmi come <a
title="EasyBCD" href="http://neosmart.net/dl.php?id=1">EasyBCD</a>) se si aveva GRUB installato sulla partizione dove c&#8217;è Linux oppure ripristinare la precedente installazione di GRUB sull&#8217;MBR (Master Boot Record) sostituendo il bootloader di Windows se in precedenza GRUB si trovava proprio sull&#8217;MBR e non su una partizione specifica, io scelgo sempre la seconda (quella di avere GRUB sull&#8217;MBR) in quanto più rapida all&#8217;avvio e con il minor numero di scelte da effettuare.</p><p>Veniamo al dunque, se siete nella condizione descritta sopra dovete innanzitutto procurarvi un LiveCD di una qualsiasi distribuzione Linux che usi GRUB come bootloader. Se la distribuzione che volete ripristinare vi mette a disposizione una versione su LiveCD è da preferirsi a qualunque altra, altrimenti sceglietene una che usi la versione giusta di GRUB da ripristinare (se in precedenza avevate GRUB v1 procuratevi un LiveCD che usi questa versione, se avevate già GRUB2 procuratevi una distribuzione che abbia questa nuova versione).</p><p>In alternativa se non sapete cosa scegliere potete affidarvi a <a
title="SuperGRUB Disk" href="http://www.supergrubdisk.org/" target="_blank">SuperGRUB Disk</a>.</p><p>Una volta masterizzato il LiveCD della vostra distribuzione non vi resterà che avviare da CD il vostro computer e quando il sistema sarà pronte per l&#8217;uso, da terminale, digitare i seguenti comandi in base alla configurazione nella quale ricade il vostro sistema.</p><p>Quando il sistema è installato in una singola partizione ext3 in cui c&#8217;è sia la partizione di root che di boot (nell&#8217;esempio /dev/sda5).</p><blockquote><p><span
style="font-family: 'Courier New';"><strong>sudo -i<br
/> mkdir /mnt/temp<br
/> mount /dev/sda5 /mnt/temp<br
/> chroot /mnt<br
/> </strong></span><strong>grub-install &#8211;root-directory=/mnt/temp /dev/sda</strong></p></blockquote><p>Quando il sistema ha delle partizioni ext3 per boot e root diverse (nell&#8217;esempio /dev/sda5 per boot e /dev/sda6 per root).</p><blockquote><p><span
style="font-family: 'Courier New';"><strong>sudo -i<br
/> mkdir -p /mnt/temp/boot<br
/> mount /dev/sda5 /mnt/temp/boot<br
/> mount /dev/sda6 /mnt/<br
/> chroot /mnt<br
/> </strong></span><strong>grub-install &#8211;root-directory=/mnt/temp /dev/sda</strong></p></blockquote><p>Quando il sistema è installato su una tpartizione ext3 per la partizione di boot (es. /dev/sda5), e la partizione di root è un logical volume (es. /dev/VolGroup00/LogVol00 ottenibile tramite lvdisplay).</p><blockquote><p><span
style="font-family: 'Courier New';"><strong>sudo -i<br
/> mkdir -p /mnt/temp/boot<br
/> vgchange -a y<br
/> lvdisplay<br
/> mount /dev/sda5 /mnt/temp/boot<br
/> mount /dev/VolGroup00/LogVol00 /mnt/temp<br
/> chroot /mnt<br
/> </strong></span><strong>grub-install &#8211;root-directory=/mnt/temp /dev/sda</strong></p></blockquote><p>Se grub-install fallisce con un errore di tipo read error o il bootloader al riavvio successivo non funziona, provate o dal LiveCD o dalla shell di GRUB all&#8217;avvio i seguenti comandi tenendo ben presente che avvengono sostanzialmente le stesse cose sia che usiate la shell di GRUB che il terminale dalla distribuzione live avviata ma in questo caso dovete montare le partizioni mentre nell&#8217;altro caso no. Cambiate le lettere x e y con i numeri della partizione di boot del vostro sistema.</p><blockquote><p><span
style="font-family: 'Courier New';"><strong>/sbin/grub<br
/> grub&gt; root (hdx,y)<br
/> grub&gt; setup (hd0)</strong></span></p></blockquote><div><span
style="font-family: 'Courier New', geneva, lucida, 'lucida grande', arial, helvetica, sans-serif;"><strong><br
/> </strong></span></div><p>Questo è quanto sono solito effettuare quando devo reinstallare GRUB per ritornare a utilizzare anche Linux dopo un&#8217;installazione di Windows. Voi come vi comportate in questa situazione? Spero proprio che non optiate per una reinstallazione da zero anche di Linux&#8230;<p><strong>Forse Collegati:</strong><ul
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isPermaLink="false">http://www.davidesalerno.net/?p=1773</guid> <description><![CDATA[ [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Fare un sito ormai è un gioco da ragazzi (o quasi). Farlo con criterio è già qualcosa di più difficile. Fare un sito con criterio e riuscire a farsi trovare è decisamente difficile e non alla portata di tutti. Ci vuole pazienza e tempo: per documentarsi, per informarsi, per provare, per sbagliare e per riuscirci. La <a
title="Search Engine Optimization" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ottimizzazione_(motori_di_ricerca)" target="_blank"><strong>Search Engine Optimization</strong></a> (<strong><a
title="SEO" href="http://www.davidesalerno.net/tag/seo" target="_self">SEO</a></strong>) è una materia in continua evoluzione e  <a
title="DevMoose" href="http://devmoose.com/" target="_blank"><strong>DevMoose</strong></a>, un ottimo blog in lingua Inglese che dispensa consigli per webmaster e webdeveloper in erba che vi consiglio vivamente di seguire, elargisce <strong><a
title="10 Basic SEO Tips" href="http://devmoose.com/blogging/10-basic-seo-tips-every-web-developer-should-follow" target="_blank">10 tecniche SEO base</a></strong> che ogni webmaster dovrebbe conoscere (ed applicare) per far trovare i propri siti ai navigatori alla disperata ricerca di informazioni utili.<a
href="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2010/02/SEO.jpg"><img
style=' display: block; margin-right: auto; margin-left: auto;'  class="aligncenter size-full wp-image-1774" title="SEO" src="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2010/02/SEO.jpg" alt="Seo Guy" width="420" height="315" /></a></p><p>Visto che le trovo molto interessanti sia per webmaster alle prime armi che per sviluppatori incalliti, ve le riporto di seguito per discuterne assieme.</p><h4>1. Mettete le parole chiave nel Tag Title</h4><p>Il tag HTML <strong>Title</strong> è una delle cose più importanti per un buon posizionamento per determinate <strong>parole chiave</strong>. Ecco perchè è fondamentale scegliere un titolo per le proprie pagine che contenga il giusto numero di <strong>parole chiave</strong> e che allo stesso tempo sia in grado di attirare l&#8217;attenzione e la curiosità dei lettori quando andranno a selezionare i risultati di una deternanata ricerca su Google.</p><p>Fate anche molta attenzione a scegliere un titolo che sia unico: una veloce ricerca su Google per verificare che nessun altro abbia pubblicato qualcosa con lo stesso titolo, vi permetterà di evitare spiacevoli equivoci.</p><p>Tenete ben presente che Google pubblica i primi 70 caratteri del titolo (approssimativamente 8 parole) e che prende in considerazione fino a 12 parole, ingorando tutto il resto. Yahoo e MSN/Bing invece non indicizzano per niente i contenuti con un titolo troppo lungo: un particolare non da sottovalutare (Fonte: <a
href="http://www.hobo-web.co.uk/seo-blog/index.php/google-you-can-put-50-words-in-your-title-tag-well-read-it/">Google  – How Many Words In A Page Title Tag?</a>).</p><p>N.B. Se utilizzate WordPress, allora dovreste usare <a
href="http://wordpress.org/extend/plugins/all-in-one-seo-pack/">All  in One SEO Pack</a>, che vi permette di mettere agevolmente il titolo dei vostri articoli nel tag &lt;title&gt; delle vostre pagine, indipendentemente dal tema che utilizzate</p><h4>2. Ottimizzate il file Robots.txt</h4><p>Avere un file <strong>robots.txt</strong> posizionato alla radice del vostro dominio, vi permetterà di controllare agevolmente le pagine che gli spider dei motori di ricerca andranno a visitare e quelle che invece ingnoreranno perchè magari non sono di pubblico dominio ed utilità. Se avete WordPress il consiglio è di escludere dalle indicizzazioni almeno la cartella wp-admin e la cartella dei plugin (anche la cartella wp-includes si può escludere in quasi tutti i casi).</p><p>Così facendo oltre ad agevolare il lavoro del motore di ricerca che visiterà solo le pagine che volete che vengano indicizzate, risparmierete molto lavoro al vostro server che potrà dare il meglio di se nel generare le pagine che i vostri visitatori vogliono leggere.</p><p><strong>Ecco alcune risorse molto utili a proposito di file robots.txt</strong>:</p><ul><li><a
href="http://www.hobo-web.co.uk/seo-blog/index.php/i-robot-with-sebastianx-of-sebastians-pamphlets-robotstxt-help/">Beginners  Guide To Robots.txt Files</a></li><li><a
href="http://www.seoconsultants.com/robots-text-file/">Robots  Text File &#8211; robots.txt</a></li></ul><h4>3. Utilizzate correttamente l&#8217;attributo ALT</h4><p>L&#8217;attributo ALT del tag IMG va utilizzato per descrivere il contenuto di un immagine, per fare in modo che qualora questa non possa essere scaricata dal browser di chi vi sta visitando (o qualora il visitatore sia un non vedente) si possa comunque avere un&#8217;idea approssimativa del contenuto mancante. Non riempitela con parole chiave di spam: è vero che gli spider dei motori di ricerca non possono leggere le immagini, ma sono in grado di capire se qualcuno li sta cercando di fregare o meno e potrebbero penalizzarvi.</p><p><strong>Ecco qualche risorsa interessante a proposito dell&#8217;attributo ALT</strong>:</p><ul><li><a
href="http://www.hobo-web.co.uk/seo-blog/index.php/optimize-alt-tags/">Don’t  Optimize Your ALT Tags For Google!</a></li><li><a
href="http://www.cravingtech.com/why-you-should-care-with-the-image-alt-attribute.html">Why  you should care with the image ALT attribute</a></li></ul><h4>4. Testo del Link</h4><p>Quando inserite un link, sia che sia in entrata (ovvero verso una pagina del vostro sito), che in uscita (verso un altro sito) fate bene attenzione al testo del link all&#8217;interno del tag &lt;a&gt;. E&#8217; molto importante che sia pertinente con il contenuto a cui fate riferimento in modo da far capire al crawler del motore di ricerca qualcosa su dove state cercando di mandarlo.</p><p>Insomma per farla breve evitate dei link che hanno come testo &#8220;Clicca qui&#8221; o &#8220;Questa pagina qui&#8221; o simili. Altra cosa importante da tenere in considerazione è mantenere i <a
title="Anchor text length" href="http://www.hobo-web.co.uk/seo-blog/index.php/anchor-text-length/">caratteri del testo dei vostri link sotto i 55</a>.</p><h4>5. Qualità dei link in entrata ed in uscita</h4><p>Mentre quasi tutti gli <em>addetti ai lavori</em> dopo pochissimo tempo imparano l&#8217;importanza di avere un buon numero di link in entrata, in pochi considerano il fatto che se i link arrivano da siti di poco conto e magari sono un semplice riferimento alla vostra home page dal blogroll di un amico d&#8217;infazia, questo è spesso praticamente irrilevante. Molto più importanti sono le citazioni che blog o siti di una certa rilevanza (e magari con un pagerank elevato) hanno effettuato magari verso un vostro articolo particolamente interessante e/o utile.</p><p>Fate molta attenzione anche a chi linkate, in quanto <a
title="Google avverte i Webmaster" href="http://googlewebmastercentral.blogspot.com/2008/04/my-sites-been-hacked-now-what.html" target="_blank">Google ha messo ben in chiaro</a> che chi fà riferimento a siti che effettuano spam o con contenuti pericolosi (malware &amp; co.) saranno fortemente penalizzati. Altra cosa da tenere sempre ben presente è che Google e gli altri motori di ricerca difficilmente visiteranno tutti i link che avete in una singola pagina se questi sono in numero esorbitante.</p><p><strong>Qualche articolo a proposito deel testo dei link</strong>:</p><ul><li><a
href="http://www.hobo-web.co.uk/seo-blog/index.php/link-building-strategy-for-beginners-a-month-of-free-tips/">Free  Link Building Tips To Market Your Website Online</a></li><li><a
href="http://www.hobo-web.co.uk/seo-blog/index.php/how-to-get-quality-back-links-the-top-competition-has/">How  To Get Quality Links The Competition has</a></li></ul><h4>6. Utilizzate correttamente gli Header Tags</h4><p>I tag &lt;h1&gt;, &lt;h2&gt;ecc&#8230; vanno fortemente usati ma nel modo corretto, ovvero per <strong>trasmettere il giusto significato semantico al testo</strong> in essi contenuto. Quindi evitate di usare il tag &lt;h2&gt; per racchiudere un paragrafo oppure &lt;div&gt; class=&#8221;title&#8221; &lt;/div&gt; per il testo del titolo!!!</p><p>Ecco alcuni punti da tenere ben presenti:</p><ul><li>usate solo una volta il tag &lt;h1&gt; all&#8217;interno di una pagina</li><li>potete usare quante volte volete all&#8217;interno di una pagina i tag &lt;h2&gt; &#8211; &lt;h6&gt;</li><li>i crawler dei motori di ricerca leggono solo i tag html base</li></ul><p><strong>Qualche riferimento a proposito degli header tag</strong>:</p><ul><li><a
href="http://www.hobo-web.co.uk/seo-blog/index.php/headers/">How  To Use  Tags – Proper Use Of H1, H2, H3, H4, H5, H6 Elements</a></li><li><a
href="http://thepissbiscuit.com/best-seo-trick-bloggers/">How to  optimize keywords in header tags</a></li></ul><h4>7. L&#8217;importanza del primo paragrafo</h4><p>Il primo paragrafo di una pagina è quello che i crawler dei motori di ricerca leggono ed esaminano con più attenzione. Quindi fate in modo che contenga le premesse del vostro articolo o un riassunto del contenuto della pagina, con la giusta dose di parole chiave al suo interno. Poteneci sempre molta attenzione nello scriverlo.</p><p>Se usate poi All in One SEO Pack, il plugin prenderà proprio il contenuto del primo paragrafo per metterlo nel tag Meta Description della vostra pagina, che è quello che i motori di ricerca visualizzano sotto il titolo della pagina quando mostrano i risultati di una determinata ricerca.</p><h4>8. Assicuratevi che il sito sia accessibile</h4><p>Un sito accessibile dovrebbe garantire che le sue pagine siano visibili per la maggior parte del tempo e che siano visualizzabili correttamente sulla stragrande maggioranza dei browser. Per raggiungere questi obiettivi bisogna quindi fare molta attenzione a schegliere il server o il servizio di hosting giusto per le proprie esigenze e a generare delle pagine che rispettino gli standard del W3C. Se infatti un utente selezionerà il vostro sito tra i risultati di una ricerca su Google e questo non risponderà con una discreta velocità o sarà inaccessibile o per un problema del server di errata generazione del codice HTML, nella maggior parte dei casi questo non avrà l&#8217;accortezza di contattarvi e segnalarvi il malfunzionamento ma andrà a visitare il risultato successivo più interessante.</p><p>Due strumenti molto interessanti sono:</p><ul><li><a
href="http://aremysitesup.com/">Are My Sites Up?</a></li><li><a
href="http://www.dead-links.com/">Link Validation Spider</a></li></ul><p>per sapere se il vostro sito è online e se contiene dei link a pagine danneggiate.</p><h4>9. Usate URL SEO-Friendly</h4><p>L&#8217;URL di una pagina dovrebbe descrivere con poche parole il contenuto della stessa di modo che sia gli utenti che i motori di ricerca possano avere una vaga idea del suo contenuto prim&#8217;ancora di visitarla. Quindi, se potete, state alla larga da  URL del tipo example.com/?p=981489894 sono molto meno efficaci di indirizzi del tipo example.com/titolo-del-contenuto.html ed i motori di ricerca vi daranno il giusto compenso se li utilizzerete.</p><p><strong>A proposito degli URL SEO-Friendly vi segnalo</strong>:</p><ul><li><a
href="http://googlewebmastercentral.blogspot.com/2008/09/dynamic-urls-vs-static-urls.html">Dynamic  URLs vs Static URLs</a></li><li><a
href="http://thoushallblog.com/optimize-your-url-for-search-engines/">Optimize  Your URL For Search Engines</a></li></ul><h4>10. Usabilità del sito</h4><p>Se il vostro sito è pieno di pubblicità che impedisca la visualizzazione di alcune aree cruciali dello stesso, non presenta un menu di navigazione per accedere alle pagine principali da cui poi accedere a contenuti più specifici, se non si capisce qual è il titolo della pagina e qual è il contenuto, i vostri visitatori scapperanno ben presto da questo bazar.</p><p>Per avere un&#8217;idea degli errori più comuni leggete questa pagina su <a
title="Siti non accessibili su SeoMOZ" href="http://www.seomoz.org/article/bg5#5b" target="_blank">SeoMOZ.org</a> o guardate l&#8217;immagine esplicativa qua sotto:<a
href="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2010/02/website-design.png"><img
style=' display: block; margin-right: auto; margin-left: auto;'  class="aligncenter size-full  wp-image-1775" title="website-design" src="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2010/02/website-design.png" alt="" width="610" height="324" /></a></p><p>Credo che questi esempi vi chiariscano le idee su quanto sia importante avere un sito con un design usabile. Ci vuole poco, a volte basta non voler strafare e mantenere i contenuti indispensabile tagliando il superfluo: però è un aspetto assolutamente non da sottovalutare.</p><p><strong>Ultime segnalazioni SEO:</strong></p><ul><li><a
href="http://www.seomoz.org/article/bg0">SEOmoz&#8217;s Beginner&#8217;s  Guide for SEO</a></li><li><a
href="http://www.hobo-web.co.uk/seo/">Google SEO &#8211; Search Engine  Optimisation Basics</a></li><li><a
href="http://www.google.com/support/webmasters/bin/answer.py?hl=en&amp;answer=35291">Search  Engine Optimization (SEO) by Google</a></li></ul><p>Ora la parola tocca a voi&#8230; cosa aggiungereste a tutto questo come consiglio per chi è alle prime armi o a titolo di aggiornamento per i più esperti? Io non sono un esperto in materia, mi aggiorno periodicamente per non rimanere troppo disallineato con lo <em>stato dell&#8217;arte</em> e benchè i capisaldi siano sempre gli stessi, noto ogni tanto qualche novità interesante.<p><strong>Forse Collegati:</strong><ul
class="similar-posts"><li><a
href="http://www.davidesalerno.net/2008/11/quanto-ne-sai-di-seo/" rel="bookmark" title="2 novembre 2008">Quanto ne sai di SEO?</a></li></ul><p></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.davidesalerno.net/2010/02/seo-tecniche-consigli-webmaster-da-seguire/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>7</slash:comments> </item> <item><title>Email Marketing: I Migliori Strumenti Open Source</title><link>http://www.davidesalerno.net/2010/02/email-marketing-migliori-strumenti-open-source/</link> <comments>http://www.davidesalerno.net/2010/02/email-marketing-migliori-strumenti-open-source/#comments</comments> <pubDate>Mon, 01 Feb 2010 05:44:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Davide Salerno</dc:creator> <category><![CDATA[Guide]]></category> <category><![CDATA[Segnalazioni]]></category> <category><![CDATA[e-mail]]></category> <category><![CDATA[email]]></category> <category><![CDATA[mailing-list]]></category> <category><![CDATA[marketing]]></category> <category><![CDATA[newsletter]]></category> <category><![CDATA[open]]></category> <category><![CDATA[source]]></category> <category><![CDATA[strumenti]]></category><guid
isPermaLink="false">http://www.davidesalerno.net/?p=1768</guid> <description><![CDATA[ [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>email</strong> è uno degli strumenti più datati, insicuri e per certi versi fastidiosi tra tutti quelli utilizzabili in rete. La sua versatilità e la sua &#8220;somiglianza&#8221; con la posta tradizionale, unita a vantaggi non di poco conto come la velocità della consegna ed il costo praticamente nullo della spedizione, la rendono oggi uno degli strumenti più utilizzati da tutti e un pò a qualsiasi livello. Il <strong>marketing</strong> non si è certo lasciato sfuggire i succosi vantaggi appena elencati ed ecco che oggigiorno la posta elettronica è uno degli strumenti più utilizzati per fare pubblicità mirata con un discreto successo da <a
title="Daniele Salamina Email Marketing" href="http://www.danielesalamina.it/category/email-marketing" target="_blank">chi lo sa utilizzare</a>.</p><p><a
href="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2010/01/email-marketingi-e1264753667325.jpg"><img
style=' display: block; margin-right: auto; margin-left: auto;'  class="aligncenter size-full wp-image-1769" title="email-marketing" src="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2010/01/email-marketingi-e1264753667325.jpg" alt="" width="495" height="372" /></a></p><p>Come in ogni settore rivoluzionato dall&#8217;informatica e dalla rete, sono nati ben presto strumenti per automatizzare e ottimizzare il lavoro di chi giornalmente vuole sfruttare questa tecnica/strumento per raggiungere il suo target di mercato. Ce ne sono molti, <strong>commerciali</strong> di cui magari avrai sentito parlare, come <a
title="Aweber" href="http://www.aweber.com" target="_blank">Aweber</a>, <a
title="GetResponse" href="http://www.getresponse.com" target="_blank">GetResponse</a>, <a
title="MailChimp" href="http://www.mailchimp.com" target="_blank">MailChimp</a>, <a
title="MailUp" href="http://www.mailup.it" target="_blank">MailUp</a> tanto per fare qualche nome tra quelli acquistabili come un servizio (<strong>SaaS</strong>) o altri come <a
title="Interspire Email Marketing" href="http://www.interspire.com/emailmarketer/" target="_blank">Interspire Email Marketing</a> tra quelli acquistabili ed installabili su un proprio server.</p><p>Per chi ha pochi fondi a disposizione e si vuole avvalere dell&#8217;<strong>email marketing</strong> per allargare i propri orizzonti esistono comunque diversi strumenti open source scaricabili ed utilizzabili gratuitamente veramente validi.</p><p>Ecco quelli che preferisco.</p><h4>phpList (<a
title="phpList" href="http://www.phplist.com" target="_blank">sito</a> &#8211; <a
title="phpList Demo" href="http://www.phplist.com/demo" target="_blank">demo</a>)</h4><p>Personalmente lo ritengo il migliore fra tutti gli strumenti che vi sto per segnalare per svariati motivi. Innanzitutto è scritto in PHP e si appoggia a MySQL e per questo la sua installazione è semplice e fattibile su qualsiasi hosting Linux con configurazione LAMP. La semplicità non preclude però la possibilità di personalizzare e configurare a piacimento praticamente tutto quello che desiderate: dai template, alle mailing-list, alle newsletter, agli autoresponder (che possono essere collegati ad un feed RSS per generare una newsletter in modo automatico).</p><p>Unico difetto: non esiste una localizzazione ufficiale in italiano anche se in rete ne sono presenti diverse&#8221;ufficiose&#8221; che vanno solo adattate alle proprie necessità.</p><h4>poMMo (<a
title="poMMo" href="http://www.pommo.org" target="_blank">sito</a> &#8211; <a
title="poMMo" href="http://try.pommo.org/" target="_blank">demo</a>)</h4><p>Se state cercando uno strumento semplice, leggero e facilissimo da utilizzare per gestire la vostra mailing-list piuttosto che la vostra newsletter, <strong>poMMo</strong> fa proprio al caso vostro. Anche in questo caso si tratta di un software scritto in PHP e MySQL installabile praticamente ovunque (ha meno funzionalità di <strong>phpList</strong> e per questo è più leggero) che non ha &#8220;solo&#8221; la possibilità di gestire degli autoresponder.</p><h4>DadaMail (<a
title="DadaMail" href="http://dadamailproject.com/" target="_blank">sito</a> &#8211; <a
title="DadaMail Demo" href="http://demo.dadamailproject.com/" target="_blank">demo</a>)</h4><p><strong>DadaMail</strong> si distingue dalle soluzioni viste finora in quanto è scritto in Perl e MySQL. Offre le funzionalità base per la gestione delle mailing-list e delle newsletter (registrazione, cancellazione, invii ad intervalli regolari) anche se personalmente lo ritengo più spartano (anche perchè è sul mercato da diversi anni) rispetto a <strong>phpList</strong> e<strong> poMMo</strong>. Per avere alcune funzionalità più avanzate (ed il manuale completo per usare al meglio la piattaforma) è necessario però acquistare il pacchetto Pro.</p><h4>Mailsend3r (<a
title="Mailsend3r" href="http://www.mailsend3r.com/" target="_blank">sito</a>)</h4><p>Ritornaiamo in ambito PHP e MySQL per questo italianissimo strumento che non offre nulla di trascendentale però svolge egregiamente tutte le funzionalità principali per la gestione di mailing-list e newsletter ed è completamente in italiano cosa che per chi è alle prime armi non guasta.</p><p>La grafica è molto accattivante ed essendo gli sviluppatori italiani, se l&#8217;inglese non è il vostro forte, allora questo è lo strumento che fa per voi se volete anche un supporto in lingua italiana.</p><h4>OpenEMM (<a
title="OpenEMM" href="www.openemm.org/" target="_blank">sito</a> &#8211; <a
title="OpenEMM Demo" href="http://www.openemm.org/demo.html" target="_blank">demo</a>)</h4><p>Scritto in Java, <strong>OpenEMM</strong> è un ottimo software per fare <strong>Direct Email Marketing</strong> (<strong>DEM</strong>) in quanto vi permette di gestire in maniera integrata sia l&#8217;invio delle email che la parte di statistica, tramite un&#8217;analisi accurata (a volte fin troppo dettagliata) ottima per segmentare il vostro target ed agire in maniera sempre più mirata.</p><p>Essendo in Java però richiede un server con determinate caratteristiche (oltre al database SQL è necessario un application server) e dei privilegi d&#8217;accesso che vanno ben oltre il classico account FTP offerto dalla maggior parte dei servizi di hosting &#8220;generalisti&#8221;.</p><h4>Plugin WordPress</h4><p>Se anche voi amate alla follia quest&#8217;ottimo CMS allora ecco due plugin degni di nota.</p><h5><strong>MailPress (<a
title="Mailpress" href="http://www.mailpress.org/" target="_blank">sito</a>)</strong></h5><p>Più che un plugin<strong> </strong>è un vero e proprio CMS integrato dentro WordPress in quanto offre tutte le funzionalità che abbiamo visto sopra (gestione mailing-list, newsletter, autoresponder) ed in particolare integra anche un ottimo sistema per la gestione delle statistiche degno di strumenti professionali.</p><p>Se a tutto questo aggiungete il fatto che potete attingere direttamente al contenuto della vostra installazione di WordPress (dagli articoli alla pagine) e che Mailpress stesso è estendibile con plugin e temi proprio come WordPress, direi che fanno un&#8217;accoppiata davvero perfetta.</p><h5><strong>Subscribe2 (<a
title="Subscribe2" href="http://subscribe2.wordpress.com/" target="_blank">sito</a>)</strong></h5><p>Se volete tenere aggiornati i vostri utenti/clienti sugli aggiornamenti del vostro sito o mandare saltuarimente una mail con le novità più succose, senza stare a scomodare consulenti e senza tirare fuori soldi dal portafoglio questa è la soluzione che fa per voi.</p><p>E&#8217; completamente localizzato in italiano e la cosa non guasta affatto.</p><h4>Conclusione</h4><p>Personalmente ritengo che ci siano diverse soluzioni open source molto valide, in grado di competere con la maggior parte delle offerte commerciali. Io mi trovo particolarmente bene con <strong>phpList</strong> ed in taluni casi con <strong>Mailpress</strong>. Ovviamente è tutta una questione di scelte: preferite spendere un pò del vostro tempo (e/o denaro) per l&#8217;installazione e la configurazione di un prodotto gratuito o affidarvi ad una soluzione commerciale (che comunque necessita di tempi di apprendimento non trascurabili) pagando periodicamente per il servizio?</p><p>Voi verso cosa propendete? Vedete altre alternative o avete altre soluzioni da proporre?<p><strong>Forse Collegati:</strong><ul
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isPermaLink="false">http://www.davidesalerno.net/?p=1757</guid> <description><![CDATA[ [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>A tutti prima o poi è capitato di dover <strong>convertire un video</strong> da un formato all&#8217;altro. Oggigiorno capita molto spesso di doverlo fare prima di pubblicarlo sul web per ottimizzare il <strong>rapporto qualità/dimensione</strong> per risparmiare spazio e banda e sperare che questo influisca positivamente sulla fluidità di visualizzazione per i futuri <em>spettatori</em>. Di recente mi è capitato di doverlo fare parecchie volte e la scelta degli strumenti per farlo non è stata semplicissima.</p><p>Pubblicare un video sul web vuol dire quasi sempre <strong>convertirlo in formato <a
title="FLV" href="http://it.wikipedia.org/wiki/FLV" target="_blank">FLV</a></strong> e benchè sia un formato sempre più diffuso, ci sono molti programmi che convertono video da questo formato ad altri formati più comuni (AVI, MPEG, MOV, MP4, ecc..) ma pochi che fanno l&#8217;operazione inversa, ovvero la <strong>conversione da formati comuni come AVI, MPEG, MOV, MP4 o simili ad FLV</strong>. Quelli che effettuano un lavoro egregio sono quasi tutti a pagamento e non permettono di scegliere più di tanto le impostazioni desiderate, quelli gratuiti generano dei risultati di pessima qualità eccezzion fatta per l&#8217;ottimo <a
title="FFMPEG" href="http://ffmpeg.org/" target="_blank"><strong>FFMPEG</strong></a>.</p><p><a
href="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2010/01/ffmpeg-logo.png"><img
style=' float: left; padding: 4px; margin: 0 7px 2px 0;'  class="size-full wp-image-1758 alignleft" title="ffmpeg-logo" src="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2010/01/ffmpeg-logo.png" alt="" width="396" height="100" /></a></p><p>Essendo sul mercato da diversi anni ed avendo una versatilità ed una modularità eccellente, oltre al fatto che è <strong>gratuito</strong> ed <strong>open source</strong>, negli anni ci sono stati dei tentativi di renderlo più semplice ed intuitivo da utilizzare costruendoci attorno simpatiche interfacce grafiche (vedi <strong><a
title="WinFF" href="http://winff.org/html_new/" target="_blank">WinFF</a></strong> e <a
title="FfmpegX" href="http://www.ffmpegx.com/" target="_blank"><strong>FfmpeX</strong></a>) che però ho sempre trovato limitate (in  quanto non permettono di accedere a tutte le funzionalità della versione da riga di comando) e piene di piccoli bug (personalmente non sono mai riuscito a far fare una conversione .mov -&gt; .flv a FfmpegX).</p><p>Da quando ho scoperto il blog di <strong><a
title="Rodrigo Polo" href="http://www.rodrigopolo.com/ffmpeg/" target="_blank">Rodrigo Polo</a></strong> ho risolto tutti le mie difficoltà tornando ad utilizzare con successo <strong>FFMPEG </strong>da riga di comando.</p><p>Vi riporto di seguito (sperando che la cosa possa servire a qualcuno) come poter <strong>installare su Windows, Linux e Mac OS X</strong> quest&#8217;ottimo programma di conversione audio/video come <a
title="Installare FFMPEG su WIndows, Linux e Mac OS X" href="http://www.rodrigopolo.com/about/stream-video-para-wordpress/instaladores-de-ffmpeg-para-win-mac-y-linux" target="_blank">spiegato in spagnolo dallo stesso Rodrigo</a>.</p><h4>GNU Linux – Ubuntu</h4><ol><li>Aprite il Terminale (andando nel menu in alto a sinistra Apllicazioni -&gt;Accessori -&gt; Terminale)<br
/> <a
href="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2010/01/terminal.png"><img
title="terminal" src="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2010/01/terminal.png" alt="" width="439" height="307" /></a></li><li>Digitate una per una le seguenti linee:<br
/> <code>wget http://rodrigopolo.com/ffmpeg/binkit/gnulnx/binkit-v1.2.tar.gz<br
/> tar xzvf binkit-v1.2.tar.gz<br
/> cd binkit-v1.2/<br
/> ./install.sh<br
/> cd ..<br
/> rm -rf ./binkit-v1.2<br
/> rm binkit-v1.2.tar.gz<br
/> </code></li></ol><h4>Windows</h4><ol><li>Scaricate e scompattate <a
href="http://rodrigopolo.com/ffmpeg/binkit/win/binkit-v1.2.zip" target="_blank">questo archivio</a> in formato zip</li><li>Posizionatevi nella cartella dove è contenuto il file &#8220;install.bat&#8221;</li><li>Cliccateci sopra con il tasto destro selezionando la voce &#8220;Esegui come Amministratore&#8221;<br
/> <a
href="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2010/01/winst.png"><img
class="size-full wp-image-1761 alignnone" title="winst" src="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2010/01/winst.png" alt="" width="456" height="342" /></a></li><li>Per verificare che <strong>FFMPEG </strong>sia installato correttamente avviate la console (Start , qundi digitate cmd nel campo di ricerca e selezionate cmd.exe) e digitate il comando &#8220;ffmpeg&#8221;</li></ol><h4>Mac OS X</h4><ol><li>Aprite il Terminale (Applicazioni -&gt; Utilities -&gt; Terminale)<br
/> <a
href="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2010/01/macterminal.png"><img
class="size-full wp-image-1759 alignnone" title="macterminal" src="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2010/01/macterminal.png" alt="" width="459" height="272" /></a></li><li>Digitate una per una le seguenti linee:<br
/> <code>curl -O http://rodrigopolo.com/ffmpeg/binkit/mac/binkit-v1.1.tar.gz<br
/> tar xzvf binkit-v1.1.tar.gz<br
/> cd binkit-v1.1/<br
/> ./install.sh<br
/> cd ..<br
/> rm -rf ./binkit-v1.1<br
/> rm binkit-v1.1.tar.gz</code></li></ol><p>La domanda che sorgerà spontanea a questo punto sarà: come cavolo utilizzo <strong>FFMPEG</strong> da riga di comando che ha un numero di opzioni e di parametri veramente spropositato?</p><p>Anche in questo caso ci viene in aiuto un ottimo strumento di <strong>Rodrigo</strong> che vi risparmierà ore ed ore passate a leggere le pagine del manuale del programma: andate in <a
title="FFMPEG Opzioni da riga di comando" href="http://www.rodrigopolo.com/ffmpeg/" target="_blank">questa pagina</a>, scegliete le opzioni di conversione che più vi aggradano in base a quello che dovete fare e copiate ed incollate sul terminale o sulla console (volendo per Windows potete scaricare anche uno script da eseguire) e date in pasto al vostro computer la conversione da effettuare.</p><p>Che ne pensate? Troppo complicato? Cosa avete sempre usato per effettuare questo genere di operazione? A me sembra un&#8217;ottima soluzione se non avete la fobia di utilizzare il terminale o la console del vostro computer e che porta ai risultati migliori a costo zero.</p><p><small>P.S. Vi sono mancato? Sono certo di no&#8230; comunque pervostra sfortuna mi sta ritornando l&#8217;ispirazione per scrivere qualcosa da queste parti</small><p><strong>Forse Collegati:</strong><ul
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isPermaLink="false">http://www.davidesalerno.net/?p=1704</guid> <description><![CDATA[ [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img
style=' float: left; padding: 4px; margin: 0 7px 2px 0;'  class="alignleft size-full wp-image-1705" title="ant_logo_large" src="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2009/03/ant_logo_large.gif" alt="ant_logo_large" width="190" height="120" />Chi ha delle discrete basi di programmazioni in C/C++ e magari ama il mondo dell&#8217;Open Source perchè utilizza con soddisfazione una distribuzione tra le tante di <strong>GNU/Linux</strong> sul proprio computer, conoscerà sicuramente ed avrà utilizzato più di una volta nella sua vita <strong><a
title="Make" href="http://www.gnu.org/software/make/" target="_blank">MAKE</a></strong>, un comodissimo tool per automatizzare la compilazione del codice sorgente di programmi di qualsivoglia genere.</p><p>Bene se seguendo le mode e le richieste di mercato del momento, utilizzate o sviluppate applicazioni in <strong>JAVA, </strong>allora troverete molto utile <a
title="Apache ANT" href="http://ant.apache.org/" target="_blank"><strong>Apache Ant</strong></a> che analogamente a MAKE si può banalmente definire come uno strumento per automatizzare la compilazione del codice sorgente in JAVA ma non solo. Non mi dilunghero nello spiegare come funziona o ad elencare i suoi punti di forza o i suoi difetti in quanto l&#8217;ho scoperto da poco tempo quindi non lo conosco a fondo neanche io: vi dico soltanto che per automatizzare tutti i task che mette a disposizione utilizza un file di configurazione scritto in XML (che si chiama solitamente <strong>build.xml</strong>) e questo, se siete degli sviluppatori incalliti, dovrebbe soltanto farvi venire l&#8217;acquolina in bocca.</p><p>Premettendo che se utilizzate IDE come <strong>Eclipse</strong> o <strong>NetBeans</strong> c&#8217;è già una versione di <strong>Ant</strong> incapsulata al loro interno, con ovvie limitazioni dovute ai compromessi a cui i vari ambienti di sviluppo scendono per essere in grado di offrire la <em>pappa pronta</em> ai propri utilizzatori, e che l&#8217;installazione su una qualsisasi distribuzione Linux è banale, per installarlo su Windows ed utilizzarlo dalla shell è necessario effettuare le seguenti operazioni che non vengono effettuate in automatico in fase di installazione.</p><p>Ecco, punto per punto, quello che c&#8217;è da fare:</p><ol><li>Scaricate ed installate, se ancora non l&#8217;avete fatto, una <a
href="http://java.sun.com/javase/downloads/index.jsp">JDK</a></li><li>Scaricate da questo link<br
/> <a
title="Apache Ant Apache" href="http://ant.apache.org/bindownload.cgi"><span><span>http://ant.apache.org/bindownload.cgi</span></span></a><br
/> l&#8217;ultima versione di Ant sotto forma di pacchetto compresso in formato .zip</li><li>Decomprimete il pacchetto di Ant appena scaricato in una cartella di vostro piacimento come C:\Ant oppure C:\Programmi\Ant</li><li>Impostate la viabile d&#8217;ambiente ANT_HOME<ul><li>Fate click con il <strong>tasto desto </strong>del mouse sull&#8217;icona <strong>Computer</strong> sulla vosta scrivania</li><li>Scegliete la voce <strong>Proprietà</strong></li><li>Selezionate la voce<strong> Impostazioni Avanzate di Sistema</strong> dalla barra laterale a sinistra</li><li>Cliccate sul pulsante <strong>Variabili d&#8217;ambiente&#8230;</strong> che trovate in fondo alla finestra di dialogo</li><li>Create una nuova vaiabile cliccando sul pulsante Nuova&#8230;</li><li>Assegnate come Nome Variabile <strong>ANT_HOME</strong> e come Valore Variabile <strong>C:\Programmi\Ant</strong> se avete scompattato Ant come suggerito in questa cartella</li><li>Cliccate su OK e avrete completato questo primo passo.</li></ul></li><li>Cercate nella finestra di dialogo delle variabili d&#8217;ambiete, nella parte bassa dove vengono elencate tutte le <strong>Variabili di Sistema</strong> la variabile <strong>PATH</strong><ul><li>Dopo averla trovata e selezionata cliccate sul pulsante <strong>Modifica&#8230;</strong></li><li>Aggiungete in coda al testo del campo del Valore Variabile<strong> </strong><span><span><strong>%ANT_HOME%\bin;</strong></span></span></li><li><span><span>Cliccate <strong>OK</strong> per confermare la modifica</span></span></li></ul></li><li><span><span>Uscite dalla finestra di dialogo ed aprendo il Prompt dei comandi di Windows controllate che Ant funzioni digitando<em> ant -version</em> e dando quindi invio<br
/> </span></span></p><ul><li>se tutto funziona dovreste vedere qualcosa del genere:<br
/> <em><span><span>Apache Ant version 1.7.1 compiled on June 27 2008 </span></span></em></li></ul></li><li><span><span>Se tutto è aderente a quanto detto sopra la vostra installazione di Apache Ant sotto Windows è avvenuta con successo</span></span></li></ol><p
style="text-align: right;">[via <a
title="Apache ANT" href="http://omrudi.wordpress.com/2008/11/08/how-to-install-ant-in-windows-xp/">Think and Write it</a>]</p><p>Ora la parola passa a voi.</p><p>Conoscevate già Apache Ant e lo utilizzate quotidianamente nel vostro lavoro? Lo usate all&#8217;interno di Eclipse/Netbeans o da liena di comando? Per l&#8217;installazione quale procedura avete seguito?</p><p>Personalmente fino a qualche settimana fa non lo conoscevo e da neo-utilizzatore lo trovo davvero molto comodo per rendere portabile e facilmente ricompilabile il proprio codice e quindi poterlo distribuire apertamente in giro ma anche per automatizzare alcune operazioni decisamente noiose. Le potenzialità di Ant sono davvero innumerevoli e come spesso accade riuscire a sfruttare appieno quello che il software offre richiede tempo ma può sicuramente giovare in termini di tempo risparmiato a lungo andare <img
src='http://www.davidesalerno.net/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /><p><strong>Forse Collegati:</strong><ul
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isPermaLink="false">http://www.davidesalerno.net/?p=1699</guid> <description><![CDATA[ [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p
style="text-align: left;"><strong><a
title="iMovie" href="http://www.apple.com/it/ilife/imovie/" target="_blank">iMovie</a></strong> è un ottimo strumento per montare i propri <strong>video</strong> perchè, come ogni programma <a
title="Apple" href="http://www.apple.com/it/" target="_blank">Apple</a>, è semplice ed intuitivo. Proprio per questo motivo è perfetto sia per i principianti in ambito di video editing, che per coloro che hanno anni di esperienza alle spalle in questo settore e conoscono molto bene programmi più professionali come <a
title="Adobe Premiere" href="http://www.adobe.com/it/products/premiere/" target="_blank">Adobe Premiere</a> o <a
title="Final Cut" href="http://www.apple.com/it/finalcutstudio/" target="_blank">Final Cut</a> quando cercano uno strumento veloce e senza troppi fronzoli per montare velocemente i propri video. Personalmente lo uso spesso per questo motivo: in pochi minuti mi permette di avere il prodotto finito con effetti, transizioni e audio sistemati al punto giusto pronti da masterizzare su DVD o da condividere sul web con amici e parenti.</p><p
style="text-align: center;"><img
style=' display: block; margin-right: auto; margin-left: auto;'  class="size-full wp-image-1700 aligncenter" title="imovie" src="http://www.davidesalerno.net/wp-content/uploads/2009/02/imovie.jpg" alt="imovie" width="667" height="407" /></p><p>L&#8217;unica grande pecca, che a mio avviso ha sempre avuto, è quella di avere una <strong>titolatrice</strong> abbastanza limitata. Nelle ultime versioni si è cercato di correre ai ripari mettendo a disposizione degli utenti qualche <strong>titolo</strong> in più, ma tutto sommato i <strong>titoli</strong> a disposizione sono pochi e crearli con le opportune personalizzazioni è abbastanza macchinoso. Se avete un altro ottimo programma di Apple, <a
title="Keynote" href="http://www.apple.com/it/keynote/" target="_blank"><strong>Keynote</strong></a>, potete colmare questa mancanza con quest&#8217;ultimo strumento.</p><p>L&#8217;idea è abbastanza semplice e si può riassumere nei seguenti passi:</p><ol><li>create una presentazione che farà da titolo iniziale o di coda al vostro filmato;</li><li>temporizzate opportunamente il passaggio da una diapositiva all&#8217;altra e le varie transizioni all&#8217;interno di ciascuna diapositiva in modo che tutto sia automatizzato</li><li>andate nel menu <strong>Condivisione</strong> quindi <strong>Esporta</strong> e scegliete la scheda <strong>Quicktime</strong> selezionando le opzioni che vi soddisfano maggiormente e cliccate quindi su <strong>Successivo&#8230;</strong> salvando con nome il video della vostra presentazione</li><li>andate ad importare il video appena creato in <strong>iMovie</strong> posizionandolo opportunamente nella timeline del vostro progetto.</li></ol><p>Per chi non ha problemi con l&#8217;inglese vi rimando direttamente alla <a
title="Fonte | MacMost" href="http://macmost.com/macmost-now-134-creating-imovie-titles-with-keynote.html" target="_blank">fonte</a> e quest&#8217;ottimo screencast.</p><p
align="center"><object
width="425" height="344" data="http://www.youtube.com/v/ilWLWazTM0Y&amp;hl=it&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash"><param
name="allowFullScreen" value="true" /><param
name="allowscriptaccess" value="always" /><param
name="src" value="http://www.youtube.com/v/ilWLWazTM0Y&amp;hl=it&amp;fs=1" /><param
name="allowfullscreen" value="true" /></object></p><p>Ora sarei curioso di dare un&#8217;occhiata ai vostri capolavori <img
src='http://www.davidesalerno.net/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /></p><p>Segnalatemeli senza remore.<p><strong>Forse Collegati:</strong><ul
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href="http://www.davidesalerno.net/2007/12/come-installare-leopard-sul-tuo-pc/" rel="bookmark" title="18 dicembre 2007">Come installare Leopard sul tuo PC</a></li><li><a
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