Davide Salerno

Wi-Fi: è il caso di preoccuparsi?

E’ allarmante quanto riporta oggi Engadget che fa eco alle notizie di Techdirt ed alle considerazioni pubblicate dal Times: alcuni medici del Regno Unito sono seriamente preoccupati circa gli effetti negativi che provocano le radiazioni a cui sono esposte le persone che vivono, lavorano o studiano in posti dove è presente una connessione Wi-Fi.

In particolare si pone l’accento sul fatto che, pur essendo delle radiazioni bassissime perchè il campo elettromagnetico generato dagli access point non è poi così elevato, la causa che desta maggiore preoccupazione è l’elevato tempo di esposizione a tali radiazioni cui sono esposti coloro che lavoran o studianoo dove per ovvie necessità intrinseche è presente una rete wireless per l’accesso ad internet o alla rete aziendale/scolastica.

Da rilevazioni e studi fatti dalla Philips sembrerebbe che le radiazioni presenti dove sono utilizzate tali tecnologie senza fili sono molti simili a quelle emanate dalle stazioni radio che vengono utilizzate per la telefonia mobile, e perciò sarebbe una scelta prudente smantellare le reti wireless attualmente presenti in luoghi in cui ci sono persone che vi stazionano per la maggior parte della loro giornata. Singolare l’esperienza di David Dean, consulente di 43 anni a Merton nella zona sud di Londra, che in sostanza si comporta come un’antenna umana in presenza di una rete Wi-Fi: ne “rileva” automaticamente la presenza quando va a casa della gente e la sua testa incomincia a ronzare. Ha dovuto addirittura lasciare il suo ultimo lavoro perchè non riusciva a stare in piedi per più di 10 minuti in ufficio a causa delle radiazioni cui era esposto ed il suo capo non voleva toglie la rete wireless.

C’è comunque chi cerca di minimizzare come il Prof. William Stewart, Presidente dell’Agenzia per la tutela della salute (HPA) il quale afferma che un anno di esposizione alle radiazioni di una rete Wi-Fi non è poi così dannoso in quanto può essere assimilato ad una chiamata di 20 minuti con un cellulare. Quindi coloro che si trovano per gran parte dell’anno in condizioni definite critiche da altri studiosi, dovrebbero per prima cosa preoccuparsi di stare meno al telefono che è sicuramente più pericoloso rispetto alle bassissime emissioni di un comune access point.

Fatto sta che qualcuno ha già preso i primi drastici provvedimenti: la Lakehead University in Ontario, Canada, che conta la bellezza di 7400 studenti, per non rimanere nel dubbio, ha tolto la rete wireless dal proprio ateneofino a che non verrà fatta chiarezza sulle reali ripercussioni di tali campi elettromagnetici sulla salute umana. D’altronde c’è già chi demonizza gli effetti di tale tecnologia ritenendola dannosa come o più del fumo ed imputando ad essa da malsseri leggeri come semplici emicranie a mali ben più peggiori come il cancro

Exit mobile version