
E’ triste vedere che ormai a livello sportivo in Italia se puoi portare vantaggi economici all’indotto (media e sponsor) da perfetto sconosciuto riesci a diventare in poco tempo, che tu lo voglia o meno, un dio in terra e quando non servi più a nessuno sono tutti pronti a dimenticarsi di te e di quello che hai fatto con la stessa velocità con la quale eri stato elevato al di sopra della marmaglia che ti circonda.
Ora nessuno vuole giustificare quello che di sbagliato ha fatto questo campione. Lui per primo non ha cercato scuse e con il suo comportamento schivo e poco mediatico ha sempre lasciato intendere di aver capito gli errori commessi che non ammettevano giustificazioni.
Ciò non toglie che l’atteggiamento tenuto dalla stragrande maggioranza dei media nei suoi confronti è deplorevole ed è la testimonianza tangibile della bassissima qualità dell’informazione nel nostro Paese. Quando cantare le eroiche imprese del campione faceva audience e vendere le sue bandane era un ottima strategia di marketing a tutti faceva comodo che Marco andasse al doppio della velocità dei suoi rivali senza domandarsi come facesse a farlo.
Quando però il giocattolo si è rotto tutti hanno prontamente girato le spalle ad un uomo che, anche se aveva sbagliato, andava lo stesso aiutato come viene quotidianamente fatto con chi forse neanche se lo meriterebbe l’aiuto e l’attenzione che gli viene data per venire fuori dal famoso tunnel.
La cosa che dovrebbe far riflettere è la conseguente commercializzazione della criminalizzazione di una persona che se ha fatto del male a qualcuno lo ha fatto solo a se stesso ma che è stata criminalizzata e crocifissa come il peggiore dei delinquenti esisteti sulla faccia della Terra. Come a dire nel bene e nel male tutto fa brodo per far su quattro soldi. Adesso che però di quattrini non ne porti più perchè tutti o quasi ti hanno dimenticato, non meriti più neanche di essere ricordato.
Quindi a parte qualche misero articolo di circostanza per ricordare il tragico anniversario, ad ora il nulla in confronto al tam-tam mediatico che seguiva alla vittorie di Marco quando tutti erano fieri di essere italiani come quell’esile corridore che quando la salita si faceva veramente dura metteva il turbo e staccava tutti per svettare in solitaria sui traguardi più importanti.
Questo è solo un esempio del livello di commercializzazione dello sport al giorno d’oggi ma soprattutto dell’ineguatezza dei mezzi di informazione che ci tartassano quotidianamente con ciò che più conviene senza alcuna obiettivvità e con tanta freddezza.