Marco Pantani: campione quando conveniva…

Marco PantaniAd oggi sono passati tre anni da quando Marco Pantani se ne è tragicamente andato ed in pochi se ne ricordano. Purtroppo i primi a dimenticarsene sono stati quelli che lo hanno glorificato e santificato quando faceva grandi i colori italiani in patria all’estero.

E’ triste vedere che ormai a livello sportivo in Italia se puoi portare vantaggi economici all’indotto (media e sponsor) da perfetto sconosciuto riesci a diventare in poco tempo, che tu lo voglia o meno, un dio in terra e quando non servi più a nessuno sono tutti pronti a dimenticarsi di te e di quello che hai fatto con la stessa velocità con la quale eri stato elevato al di sopra della marmaglia che ti circonda.

Ora nessuno vuole giustificare quello che di sbagliato ha fatto questo campione. Lui per primo non ha cercato scuse e con il suo comportamento schivo e poco mediatico ha sempre lasciato intendere di aver capito gli errori commessi che non ammettevano giustificazioni.

Ciò non toglie che l’atteggiamento tenuto dalla stragrande maggioranza dei media nei suoi confronti è deplorevole ed è la testimonianza tangibile della bassissima qualità dell’informazione nel nostro Paese. Quando cantare le eroiche imprese del campione faceva audience e vendere le sue bandane era un ottima strategia di marketing a tutti faceva comodo che Marco andasse al doppio della velocità dei suoi rivali senza domandarsi come facesse a farlo.

Quando però il giocattolo si è rotto tutti hanno prontamente girato le spalle ad un uomo che, anche se aveva sbagliato, andava lo stesso aiutato come viene quotidianamente fatto con chi forse neanche se lo meriterebbe l’aiuto e l’attenzione che gli viene data per venire fuori dal famoso tunnel.

La cosa che dovrebbe far riflettere è la conseguente commercializzazione della criminalizzazione di una persona che se ha fatto del male a qualcuno lo ha fatto solo a se stesso ma che è stata criminalizzata e crocifissa come il peggiore dei delinquenti esisteti sulla faccia della Terra. Come a dire nel bene e nel male tutto fa brodo per far su quattro soldi. Adesso che però di quattrini non ne porti più perchè tutti o quasi ti hanno dimenticato, non meriti più neanche di essere ricordato.

Quindi a parte qualche misero articolo di circostanza per ricordare il tragico anniversario, ad ora il nulla in confronto al tam-tam mediatico che seguiva alla vittorie di Marco quando tutti erano fieri di essere italiani come quell’esile corridore che quando la salita si faceva veramente dura metteva il turbo e staccava tutti per svettare in solitaria sui traguardi più importanti.

Questo è solo un esempio del livello di commercializzazione dello sport al giorno d’oggi ma soprattutto dell’ineguatezza dei mezzi di informazione che ci tartassano quotidianamente con ciò che più conviene senza alcuna obiettivvità e con tanta freddezza.

6 pensieri riguardo “Marco Pantani: campione quando conveniva…

  1. @davide

    Nell’anno del 98 Pantani si aggiudico’ il Tour de France dominandolo. Batte’ tutti in salita dando spettacolo e firmando uno dei record di scalata ancora imbattuti (e si’ che di gente dopata per quella montagna ne e’ passata di allora, compreso il possibile-dopato-Lance Armstrong, ma niente, quel record resta). Vinse col coraggio delle fughe, le sue solite fughe, con l’Equipe che scriveva su “ma Pantani e’ incosciente o coraggioso?”. Hai detto bene: fu bloccata una intera squadra, non Pantani, non i compagni di Pantani quindi, cosa si deduce da cio’. Quell’anno, nonostante si dicano fesserie (cosi’ abbasso i toni del mio precedente commento), i controlli furono serrati ma su Pantani nemmeno un grammo di alcol.Hai detto ancora bene: protetti da sponsor e curatori-di-interessi (se volete potete chiamarli preparatori-procuratori): Pantani non ne aveva e questo dava fastidio (non chiedetemi perche’, probabilmente, e sono sue frasi, il ciclismo Marco lo viveva col cuore e non come una vera professione, quindi non aveva bisogno di avvocati, di procuratori, solo di compagni di squadra e allenatori).

    @napolux

    il fatto non e’ capire di ciclismo o no, il fatto e’ un altro: sei mai andato piu’ o meno seriosamente in bicicletta? Quella da corsa intendo? Se la risposta e’ si’, fatico a capire il tuo commento, se la risposta e’ no provo a dartene una io, chiarendo il tuo dubbio sul corpo umano. La bicicletta e’ uno sport particolare. Ogni tanto farai qualche partita di calcetto, immagino: bene, anche senza allenamento riuscirai comunque a giocare, magari tirerai il fiato a meta’ partita, ma gestendoti puoi giocare. Se aumenti il numero di partite, o giochi costantemente vedrai che i tuoi muscoli diventeranno sempre piu’ pronti e il tuo fiato migiorera’ di settimana in settimana. In bici, l’allenamento e’ tutto. Esperienza personale: ho battuto la testa per circa due mesi con la bicicletta e dopo il primo mese riuscivo a gia’ a stare fuori per circa 2 ore e mezza 3 ore (oltre non mi spingevo perche’ era inutile, mica volevo correre). Ogni mattina mi accorgevo che la gamba rispondeva sempre di piu’ in forza e resistenza e il fiato era gigantesco. In bici la fatica pero’ e’ immensa ed e’ tutta questione di cervello: se sei pronto per la fatica riesci a superarla, altrimenti mettiti in moto. Gli atleti professionisti si allenano ogni giorno, dalle 4 a alle 6 (alcuni 7) ore: non ti meravigliare di cio’, delle distanze o delle medie. I miglioramenti sono dovuti alle nuove metodologie di lavoro e ai nuovi materiali che usano (bici superleggere, cambi proporzionali, palestra, cardiofrequenzimetro). Ma non basarti sul tuo discorso: tapponi, lunghe distanze, medie esagerate sono sempre esistite. Le imprese pero’ sono per pochi eletti, per pochissimi, come in effetti e’. Il doping di cui si parla invece e’ frutto della mentalita’ stupida “non ce la faccio io? Allora imbroglio”. Mentalita’ molto italiana. Quando impareremo a comportarci da sportivi (e in Italia ne sono rimasti davvero pochi) allora potremmo combattere il doping e tutti gli altri fattacci italiani (lo stesso discorso accade col calcio: Moratti ha speso tanti soldi per cui deve avere qualcosa indietro; nella Politica: possiedo tanto allora devo essere il piu’ forte; nelle Universita’: ho questo cognome e sono il capo di tutti): come vedi di esempi di doping (a diverso livello) se no trovano a manetta.

  2. Io concordo con Kiko su tutto

    Può essere utile precisare alcuni fatti circa la questione Pantani-doping, poiché i media hanno spesso ingenerato confusione nell’esporre gli eventi. Pantani non risultò mai positivo a un controllo antidoping. L’unica associazione del Pirata con le pratiche di doping è relativa alle dichiarazioni di un ciclista reo-confesso, J. Manzano, che cita Pantani in un contesto in cui si accusano vari ciclisti di alto livello degli anni ’90, organizzatori, tecnici e sponsor; si è accennato in tale occasione a Pantani relativamente a un presunto riconoscimento in una sala d’attesa non ben localizzata.

    L’autopsia sul corpo del campione dopo la tragica morte ha categoricamente escluso qualsiasi assunzione di sostanze dopanti al di fuori della cocaina stessa, assunta comunque in un periodo in cui non gareggiava

  3. In Italia, al solito, si lancia il sasso, si nasconde la mano e si fanno casini, senza prove, senza badare a quello che una affermazione potrebbe provocare. Anzi, più casini si fanno meglio è. Più si rovina una persona, più uno si sente forte. Nessuno tocchi Pantani. Nessuno si permetta di parlarne male. Nessuno azzardi alcuna ipotesi su quello che un simile SPORTIVO abbia potuto combinare nella sua carriera! Parlano i fatti: cadute e riprese, scalate, imprese, vittorie, emozioni che la gente continua a provare al solo suo ricordo. Il fango è facile buttarlo sulle persone. Troppo facile. Col nostro giornalismo del cazzo abbia ucciso un uomo. Questo perchè gli imbecilli non stanno mai zitti. Questo perchè i coglioni sono sempre in giro ad occupare poltrone che non dovrebbero occupare, a scrivere cose che non dovrebbero scrivere (perchè non hanno la facoltà di scrivere o perchè non conoscono i fatti ma li ipotizzano nella più brutta visione). Pantani va onorato col silenzio dei suoi sacrifici. Le imprese restano, e queste sono più forti dei commenti-da-strapazzo che certuni si permettono di fare!

  4. Premessa: di ciclismo ne so meno che di altri sport.

    IMHO è lo sport “ciclismo” che è sbagliato. Io ogni volta che vedo un tappone da 200km in una corsa come il giro o il tour mi chiedo come facciano questi qua, dopo 200km (magari con pendenze da paura) ad esser lì belli freschi il giorno dopo, pronti per farne altri 200, per poi reggere sti ritmi per 1 mese di fila o quasi.

    Ok l’allenamento, ma IMHO un corpo umano “senza aiuti” sti ritmi non li sopporta. E ca**i non ce ne sono.

    Sarei più per un tappone a settimana… 😉

  5. Pantani ha vinto un Tour de France in cui fu bloccata un’intera squadra (la Festina) per doping ed in cui si facevano i controlli incrociati sangue/urina quindi penso che se ha vinto pechè si dopava sarebbe stato scoperto.

    Attualmente la situazione nel ciclismo è migliorata? Niente affatto anzi. Quindi non vedo perchè ci si è accanito tanto contro un uomo che aveva si sbagliato ma non cercava scuse ne alibi.

    Perchè non parlano di chi si dopa ma non può essere toccato da nessuno perchè protetto da sponsor molto influenti? (Tal Lance Armstrong…)

  6. IMHO Pantani ha vinto solo grazie al doping, i campioni sono ben altro.

    E’ ovvio che se vinci i media ti osannano e se sbagli sono i primi a sbatterti per terra, capita dal ciclismo al pattinaggio (vedi la Kostner, dagli sberleffi delle cadute alle olimpiadi al trionfo dei recenti mondiali).

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